Luca D. Majer
Musica  ed altro  
 

 

Alégher alégher

 

Daniel Ek, Spotify

 

Björn Kristian Ulvaeus

 

Ethan Diamond, Bandcamp

 

 

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I 20 miliardi di dollari fatturati dallo streaming oggi sono più del fatturato di tutta la musica registrata nel periodo 2003-2020, secondo l’IFPI. Le piattaforme di streaming hanno fornito musica a 752 milioni di abbonati paganti, nel 2024: una persona ogni 11 al mondo (pagando in media 52 dollari all’anno) compra musica sulle piattaforme più popolari. Dove il 73% è musica pubblicata oltre un anno fa. 
 
Da sola Spotify (dati: loudandclear.byspotify.com) raccoglie un terzo del mercato, 672 milioni di users, 263 milioni dei quali Premium. Ai propri clienti Spotify offre una scelta di 12 milioni di artisti. Facile quindi dire - lasciando perdere Bandcamp e i 40 milioni di artisti su Soundcloud - che al mondo c’è una quantità di musicisti inaudita. 
 
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In termini di “titoli”, solo otto lingue al mondo arrivano a raggruppare oltre 100 milioni di fatturato. E la media per ogni cantante è di 8,2 canzoni su Spotify e 9,37 su Soundcloud (che ha ben 375 milioni di titoli, contro i “100M+” di Spotify.)
 
Bandcamp è più piccola ma punta sul concetto di “Musica anti-algoritmica” per fidelizzare fans, artisti ed etichette alternative; e con un business-model furbo che, salvo se c’è una promo, lascia l’82% all’autore: l’artista con 50.000 streams tira su 20.000$ “invece di 700$ a fatica, sulle principali streaming platforms.”
 
I 40 milioni di artisti su Soundcloud numericamente offrono una scelta migliaia di volte maggiore rispetto ad “alcune migliaia di artisti [che] avevano la loro musica sugli scaffali“ della Tower Records nel 1999. È la geometrica crescita delle ‘code lunghe’: milioni di musicisti fai-da-te d’ogni possibile interstiziale stile, con ambizioni professionali modeste e magari una micro-fanbase affettiva.
 
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Quasi un miliardo di brani deve statisticamente contenere anche bella musica: anche su tracce disponibili gratis su Bandcamp.
 
Eppure, nel marzo 2025 il “biondino” degli ABBA, con altri investitori, ha messo in piedi il fondo di private equity Pophouse con una raccolta iniziale di fondi di un miliardo, 200 milioni di dollari; CEO è l’ex-n°1 della Universal nei Baltici.
 
Tre gli obiettivi: acquisire diritti di publishing, recording e NIL (Name, Image, Likeness.) In pieno stile “Back To The Future!” Ulvaeus & C. hanno fatto shopping iniziale assicurandosi diritti sulla Lauper, -ehm- i Kiss, lo show “Mamma Mia!” e pure quello spettacolo di ologrammi svedesi, l’“ABBA Voyage.”
 
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Pubblicato per "Contrabanda" su BlowUp Magazine, maggio 2025.