Luca D. Majer
Musica  ed altro  
 

 

Sulla desertica registrazione in lockdown di Nick Cave al piano solo, "Idiot Prayer."

 

 

 

CONTRABANDA
Liliata rutilantium.
 
23 luglio 2020, West Hall dell’Alexandria Palace, Londra. Il concerto è intitolato “Idiot Prayer” e lo si può vedere solo in diretta streaming. Prezzo? competitivo rispetto a iTunes (16 sterline x 21 canzoni.)
 
Le immagini pervenute restituiscono l’elementare magia in questo concerto “dal vivo ” senza pubblico: dopo novanta minuti Nick Cave - è lui l’artista: solo, al piano - finisce la sua cosa ed esce verso il buio e il silenzio. 
 
Chi s’è connesso ne dice mirabilie, né nasconde il gap parallattico avvertito per la parodia (della vita pre-2020) che è lo streaming di uno spazio agorafobico, pieno di pubblico inesistente in un teatro senza vita. Concerti-deserti. 
 
Un piccolo dettaglio, per ns. consolazione, in solidarietà coi nostri vissuti: Nick ha reso ascoltabile il concerto solo in diretta, impossibile qualsiasi rewind, pausa/pipì-stop o re-views. Alla fine ha lasciato solo il ricordo d’effimere espressioni di creatività, memorie di aurali gigli splendenti. E il terzo tassello della trilogia di film iniziata con “20,000 Days on Earth”.
 
Tre temi simbolici del mondo-Cave affiorano dalle poche immagini rimaste.
 
Come il buio quasi totale - un’oscurità dalla quale forme e cose stentano a farsi identificare… E l’idea di spinning, di ruotare su sé stessi come in una vertigine mentale: come fa la temibile Spinning Song in cui si canta del “Re” (Elvis, “coi suo capelli neri imbrillantinati/è stramazzato al suolo a Vegas”) in un’allegoria fiabesca (“i capelli della regina erano una scalinata”) con lieto fine (“La pace verrà/Arriverà la pace, a suo tempo.”) 
 
Poi c’è un’altro ruotare, quando le immagini scoprono la crew nell’atto di spinning attorno alla “stella” Cave… quella ragnatela di persone (i tecnici dell’immagine) vestite di scuro che s’intravedono ad un certo punto accrocchiate attorno a lui, invisibili ‘corollari.’ 
 
Tre temi già presenti nel video originale di quella Girl In Amber (da “Skeleton Tree” - 2016) inclusa nel concerto, una delle canzoni che hanno aiutato Nick a guadagnare un posto negli altipiani del Gotha della musica. E nel blog ufficiale di Cave, “The Red Hand Files” (imperniato su un continuo domanda/risposta con i fans, nel quale Nick dimostra un’empatia spirituale straordinaria) scopriamo cosa vogliono dire le parole di questa Ragazza nell’ambra
 
Dal titolo (arrivato osservando per caso un ragno divenuto ferma-carte, dentro un blocco di materiale trasparente come un’ambra,) alle parole (che descrivono una donna paralizzata da una devastante sofferenza: “e se vuoi sanguinare, sanguina/Ma se vuoi andartene/Non fiatare una parola/Vai/E lascia il mondo girare.”) 
 
Più toccante, Nick ci svela la “misteriosa chiaroveggenza” della canzone, aspetto che Nick comprese solo un anno dopo aver composto il pezzo in stato di quasi trance. Parlava di sua moglie, Susie. Lo capì, per chiarezza, dopo la morte di Arthur, il figlio quindicenne precipitato dalle scogliere di Brighton (dicono con tre dosi di LSD25 in corpo.) 
 
Fu così che Nick notò come la canzone avesse una vita propria: “era già in pieno lutto prima che la tragedia si verificasse.” (Ah, il tempo: che bislacca invenzione terrestre.) E nel blog i casi di sincronicità abbondano: come quando le coccinelle tanto amate da Arthur, vanno a posarsi sul papà e mamma, ritornati pochi giorni dopo su quella scogliera maledetta. Oppure Hollywood (con il testo che snocciola immagini di Malibu in fiamme) registrata proprio in uno studio a Malibu: mesi dopo quasi totalmente distrutto proprio dai fuochi ormai abituali in quella zona. 
 
Uso a simili spazi esperienziali, è comprensibile che Nick abbia consigli saggi anche per chi gli chiede come fare i conti col Covid-19. Ci dice: 
 
Siamo diventati testimoni oculari di una catastrofe che sta svolgendosi con noi al suo interno. Siamo costretti a isolarci - a essere vigili, calmi, e guardare e contemplare in tempo reale la possibile implosione della nostra civiltà. Quando alla fine ci allontaneremo da questo momento, avremo scoperto cose sui nostri leader, i nostri sistemi sociali, i nostri amici, i nostri nemici e, soprattutto, noi stessi. Sapremo qualcosa della nostra resilienza, della nostra capacità di perdonare e della nostra reciproca vulnerabilità. Forse è il momento di prestare attenzione, di essere consapevoli, di essere osservanti.” 
 
Rara aves in un settore dominato da figure come Nicki Minaj, Nick si spinge addirittura a difendere la vituperatissima religione, mentre attacca un suo succedaneo, la “cancel-culture” (che considera “religione andata fuori di zucca.”) 
 
Ovvero l’ultima moda US-liberal inventata per ulteriormente incanalare (imbavagliare?) il dissenso e distrarre dai movimenti rivoluzionari che si stanno dipanando in ralenti davanti ai nostri occhi. 
 
Sì, Nick Cave oggi fornisce molti spunti di confronto intelligente. Partendo dal non volere imbavagliare nessuno.