Luca D. Majer
Musica  ed altro  
 

Sugli ABBA. E Janne Ollson. E tanti altri.

 
 
 

Anna Lindh

 

Hansson & Karlsson

 

Olof Palme

 

Dopo 35 anni dall’ultimo disco, ABBA ha in programma un tour. Di ologrammi. Davanti al futuro, tempo di tirar le somme sul passato?

 

«La libertà democratica ha bisogno di solidarietà tra la gente. Per vivere e sopravvivere una società deve avere una solidarietà diffusa, la capacità di riconoscere la condizione delle altre persone, un sentimento di responsabilità congiunta e partecipazione. Altrimenti, prima o poi, la società si disfa in tante parti di egoistici e meschini interessi. Non c’è mai un “noi” e “loro”. Ci siamo solo “noi tutti.”»
Olof Palme al Kenyon College, 1970

«I don’t get that. Do we look like transvestites or something?»
Benny Andersson, sulla moda “Gay-ABBA”

 

 

Quattro svedesi un attimino pacchiani nei campi elisi del pop. Del pop? che dico! Dell'industria svedese, quant'è vero che ci fu quando esportarono più della Volvo. Anzi riffo: ABBA stelle dell'entertainment mondiale, dati alla mano: 400 milioni di dischi venduti che li mettono lassù, vicino ai 600 milioni dei Beatles e prima dei 350 milioni di Michael Jackson.
 
Durati solo una dozzina d'anni (dal primo concerto dei quattro insieme, nel marzo 1970) fino all'83, quando decisero di mettersi in "pausa." E "in pausa" pubblicare il Greatest Hits "ABBA Gold" ('92) il cui "gaio pop bianco" nella primavera '18 si trova ancora tra gli album più venduti. In Sri Lanka (#4), a Cipro (#12), in Ungheria (#16), in Bulgaria (#17), in Perù (#19), in Kenya e pure in Libano (#20). E durante "la pausa" è pure uscito un film (Mamma Mia!) che - dal lancio, nel 2008 - ha incassato oltre 760M$ tra cinema e DVD (i principali acquirenti? GB, Germania, Sud Corea, Giappone e Svezia).
 
E non parliamo dell'omonimo spettacolo teatrale: a Broadway, NY, è durato 14 anni; e al Novello Theater di Londra continua ancora imperterrito ogni sera (nonostante la "prima" del '99.) E pure altrove è stato un successone: 54 milioni di spettatori; 49 produzioni; oltre 400 città; traduzioni in 15 lingue; e un tenero fatturato d'oltre due miliardi di dollari!
 
Perché?
 
ABBA inizia come una storia di minorenni precoci dotati di tenacissima voglia di successo. E un acronimo di un gruppo dall'elemento patriarcale preponderante. Sono infatti le due (maschie) B ad occuparsi delle cose serie, tipo musica, testi e direzione musicale: Benny (Andersson, classe '46), tastierista e (principale) compositore; e Björn (Ulvaeus, classe '45), chitarrista e (principale) autore.
 
S'incontrarono nel '66, quando Benny era a capo di un gruppo beat di successo (in Svezia), gli Hep Stars ("Le stelle hip") anglofilo, mentre Björn era uno degli Hootenanny Singers, quattro pettinatissimi ragazzetti dallo schitarroso folk (in svedese). L'agiografo del gruppo Carl Magnus Palm dà a quell'incontro casuale una valenza quasi magica e racconta che i due si piacquero al punto da finire la serata imbracciando due chitarre "seduti nel parco a suonare canzoni dei Beatles e del Kingston Trio".
 
Sta di fatto che, da lì, si frequentarono, poi si misero a scrivere musica insieme e, alla fine, diventarono un duo e poi IL quartetto. 

Benny con gli Hep Stars aveva spaccato il 23 marzo 1965, quando riuscirono ad arrivare in tv e a mostrarsi per ‘innovativi’ svedesi gigioni che andavano di pop-rock d’ispirazione americana (Cadillac) e facevano sognare di boom economico e di altrove, mica di folk da contadini scandinavi: “eravamo divertenti da guardare, saltavamo sulle casse e scuotavamo le teste” dirà poi Benny, che fece installare sotto il suo organo delle rotelle, per schizzare da una parte all’altra del palco, sempre in inquadratura.

E, in concerto, gli Hep Stars non preparavano gli strumenti com’era d’uso all’epoca, ma comparivano sul set già pronto, poi suonavano e viavia! scomparivano, dandosi arie da star e firmando al volo solo qualche autografo. Senza esserlo veramente, avevano l’attitudine degli idoli irraggiungibili, usando tecniche USA da creazione di celebrità.

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A chi prova ribrezzo ad ascoltare gli ABBA suggerisco di fare così: iniziate ad ascoltarvi le covers di artisti semi-carneadi. C’è un chitarrista vietnamita forse dodicenne, Sungha Jung, che fa quasi venir le lacrime agli occhi quando rifà The Winner Takes It All.
 
Ci sono altri chitarristi: come Dieter Wegner (One Of Us), Per-Olov Kindgren (un’intimista dalla quasi medievale Thank You for the Music) o Emil Ernebro (Happy New Year, dal sentore methenyano) che iniziano a ri-abituarci al rubato, al sottointeso, al silenzio. Così pure fanno, al piano, Ulrika A. Rosén (Money, Money, Money - che indaga l’anima classica e minimalistica del pezzo) o Harry Völker con la sua versione di Thank You for the Music.
 
Versioni che fanno tastare la trama sottostante di canzoni i cui originali, soffocati da arrangiamenti iper-trofici, asfissiano per il loro essere troppo. Anche troppo schmaltz - nel senso che i nostri due B avevano dato al termine: “del country con un beat tedesco”.

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Dell'incontro nel '66 con Benny e gli Hep Stars ciò che più lo colpì furono le tre Ford Thunderbird bianche, visto che lui e i suoi folksies guidava solo una Volvo. E Gabrielle, il loro più grande successo del '64? L'aveva scritta un russo, tale Arkady Ostrovsky, ma Stig "Stikkan" Anderson, il produttore degli Hootenanny (e in seguito il George Martin+Brian Epstein degli ABBA) la fece sua traducendola in svedese senza dare una lira/corona al legittimo autore - per via della cortina di ferro; e lanciandola, già che c'era!, pure in Finlandia, Germania, Olanda, Inghilterra e Italia. Non un granché di canzone, ma arrivò al n° 5 in Svezia. 
 
In un periodo simile a quello italiano, dove tiravano i remakes di canzoni americane o inglesi (Elenore degli Hootenanny era Scende la pioggia di Gianni Morandi, che era Elenore dei Turtles - 1968), si smarcava chi componeva pezzi originali e quella fu la strategia di Stikkan per i suoi due puledri di razza. Benny dalla sua ci metteva un estro da palcoscenico, la faccia simpatica, una base da strumentista autodidatta e un'indole un po' da casinaro (che incluse salate multe del fisco svedese). 
 
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Il risultato è che ascoltando le canozni degli ABBA, nell'insieme ci consente di buttar le braccia all'aria e dire "fuck it!", dando la stura ad istinti primari: all'innocente singhiozzar dal ridere, mentre stecchi al karaoke imitando Agnetha, tra amici. Ma anche all'arricchirsi sposandosi il/la riccone/a, o ubriacarsi a Natale coi bambini in soggiorno. O fare la "vasca" in un paese del Salento, vestito come Jobriath; o trombarsi il prof del liceo. 
 
E innamorarsi del Lato B di una bionda, al punto d'inseguirla fino in Svezia. Proprio come ha fatto Gert van Der Graaf, quell'olandese guidatore di muletti che, evangelicamente abbandonati i Paesi Bassi in auto, stalkò l'Agnetha per mesi fuori casa, al punto che lei s'interessò al caso e - davvero! - stettero due anni insieme. ?
 
La prima a captare questo non-so-che "off" degli ABBA è stata la comunità LGBTQ che (specie per i T e le Q, dal film "Priscilla - La regina del deserto" in poi) ha ufficializzato una totale venerazione per i quattro. 
 
Un grazie lo si deve forse ai vestiti over the top di Owe Sandström, il fashion designer che creò per le due "A" minigonne che cominciavano tipo 'dal pelo in su' + piume di struzzo blu e brillini per i due "B". Comunque sia, ogni anno a Sidney si svolge un Gay ABBA Day, Gay Tv ha fatto uno speciale sull'ABBA Museum a Stoccolma, c'è un video di S.O.S. firmato ABBA Gay e "The last ABBA video" (con cameos dei quattro membri e Cher) ha sapori gay-parodici, mentre i quattro hanno difeso la Gay Pride a Varsavia e Ulvaeus nel '16 ha personalmente consegnato il premio "Homo of the Year" della rivista QX. 

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Pubblicato su Blow Up, numero luglio/agosto 2018Qui l'inizio dell'articolo.