Luca D. Majer
Musica  ed altro  
 

 

50° anniversario per "Dark Side Of The Moon" dei the Pink Floyd 

 
 
 

 

(...) a vent’anni DSM mi sembrava già che i Floyd di Gilmour tradissero lo spirito di Syd Barrett e come tale fossero inqualificabili. 
 
Ancora oggi provo entusiasmo nel sentire i frammenti Floyd live con Barrett, pura follia improvvisata e sperimentazione. Eppure Gilmour ‘il primate’ era già co-autore dell’omonimo pezzo (il più bello) di “A Saucerful…” e alla fine, Gilmour sì o Gilmour no, DSM ha assunto il ruolo di un “2001” della produzione kubrickiana: non il meglio, eppure un ineludibile tassello storico.
 
Ma il fatto che sia uno degli album più venduti nella storia della musica non è affatto il motivo per cui è famoso. E’ vero il contrario. Ci sarà stato un effetto emulativo, ma quell’anno di ritardo che vi ho testimoniato dimostra quanto lentamente il disco si creò in “un’Europa unita.” Campione d’incassi perché moltissimi, per qualche arcano motivo, lo hanno considerato “bella musica.”
 
Già, ma… perché?
 
Sull’interessante questione posso qui solo dire che (in epoca non sospetta: 1980) dei ‘Punk Floyd’ scrissi ricordando chi ne “rimprovera[va] l’imborghesimento, l’asservimento del proprio suono a mamma EMI, ma a ben vedere quello che indispone di più è questo suono perfettamente rock, limato e curato nei particolari.” E rimango dell’idea: la tecnica sonora d’effetto ne ha coronato il successo. Con una precisazione odierna: così arrangiata e prodotta, la musica conformava certi ‘nuovi’ timbri (i “Corrieri co(s)mici,” il soft-prog e accordi di nona alla Caravan con tastiere dolci e la zampata femminile di Clare Torry) ad una tecnica professionale ma minimale, synt caldi e una batteria gonfia, epica e ‘stellare’ (l’opposto della pirotecnìa di Keith Emerson e Carl Palmer) a culminare col momento finale, breve ma intensissimo afflato di rock (chiamiamolo) sinfonico.
 
Gli ottoni di “Atom Heart’s Mother” qui sono synt e chitarre grazie alla glassa (ri)produttiva di classe superiore, seducente: una Stratocaster non aveva mai suonato così bene.
 
Differenti generi e sotto-generi musicali scorrono tra i solchi: l’hard rock (Money), il sinfo-rock (Eclipse), il rock pissichedelico (Us & Them), la ballata epica (Brain Damage), il r’n’b/gospel (The Great Gig In The Sky) e la musica d’avanguardia (vocine qua e là, i collage sonori di sottofondo.) Con un continuum rigorosamente da pop bianco. All’epoca però l’acquisto del vinile era il biglietto d’ingresso per un allunaggio sonoro in consacrazione dell’esoterico, della tecnica e di un ‘nuovo’ rock.