Luca D. Majer
Musica  ed altro  
 

 

"Queste foto NON sono state scattate con un iPhone, PS: quelle altre là mettitele nel cloud"

 

Keith Jarrett (Bologna '68) by Roberto Masotti

 

Roberto Masotti e il suo tavolino (ph. K.Barnard-Westbrook) 

 

Uno dei Life Size Acts

 

 

Una flash-mob di "bella gente" si è sustanziata al Palazzo Litta di corso Magenta, a Milano, per un'esposizione/happening di foto di Roberto Masotti. Quale ottimo auspicio, procellose nuvole hanno coronato l'evento, dopo due mesi di siccità dall'aria irrespirabile. (Il giorno dopo, meno male, è arrivata pure l'acqua).
 
Di Roberto sapete molto grazie all'intervista di Riccardo Bertoncelli (su BlowUp) che, presente a questa apertura, non ha potuto che commentare, dell'inattesa folla febbrilmente addensatasi per le settecentesche stanze, "Ecco la prova che c'è ancora vita sul pianeta".
 
Una sorpresa incoraggiante per un happening multi-mediale sparpagliato in cinque sale e una galleria del Palazzo: con il trio Massimo Falascone, Claudio Lugo e Martin Mayes (membri della Tai No-Orchestra) che v'improvvisava una "azione sonora" mentre in una sala veniva proiettato un video (produzione Gerardo LaMattina/Gianluca Lo Presti) con colonna sonora inedita di DJ Spooky e le 34 composizioni fotografiche (più delle repliche ipertrofiche del famoso "tavolino Masotti") disseminate tra gli spazi.
 
Il filo conduttore (come dal titolo auto-esplicativo che tradurrei "A Grandezza d'Uomo") è quello di scatti di musicisti a figura intera effettuati con camera panoramica e pellicola (non bits), stampati in scala realistica con interventi grafico-fotografici che andavano ad accostare/affiancare dettagli spiazzanti dello stesso soggetto (o soggetti) in istanti diversi, fornendo un movimento quasi baconiano. 
 
(...)
 
Tacitamente era anche una riunione di famiglia [della redazione della storica rivista] Gong, in memoriam di Roberto Gatti mancato in marzo, con Carlo Maria Cella e il "capo" della storica testata musicale Peppo del Conte a completare il quartetto di ex-redattori.
 
Non fosse stato per i vestiti del pubblico (e le sale e gli stucchi e il patrocinio del Comune) quel feeling da happening creativo ricordava una sorta di Macondo eticizzato, 100 anni di solitudine dopo. Soprattutto, è la prova che i milioni di note (spesso ostili, fuori le righe, sovversive degli Schlippenbach, Bailey, Trovesi etc.) che quelle foto eruttavano sono ancora un'ipotesi palatabile anche per una audience sotto i trenta, nonostante i tempi omogeneizza(n)ti.
 
Flash-mob per una flash-expo: una settimana in tutto, con chiusura l'11 novembre.
 
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